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Intervista al Presidente del Comitato d’Intesa e CSV di Belluno e al Direttore del CSV


By isabella - Posted on 22 Giugno 2009

Zampieri Meneguz


Intervista  a  Giorgio Zampieri, presidente del Comitato d’Intesa e CSV di Belluno e a Nevio Meneguz, direttore del Centro Servizi per il Volontariato

a cura della Redazione di Feltre.net

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REDAZIONE: Come si è evoluto il mondo dell'associazionismo e del volontariato negli ultimi anni in termini di risposta ai cambiamenti sociali in atto nelle comunità locali?

 

ZAMPIERI: È indiscutibilmente in crescita la richiesta delle comunità locali di risposte efficaci ai fabbisogni di cura, assistenza, salute, ambiente, cultura, ecc. per le quali l’attuale sistema di welfare non riesce ad attivare in modo completo soluzioni efficienti e di qualità. 

 

MENEGUZ: In questo contesto l’offerta dei servizi pubblici e privati avviene sempre più in una logica di welfare mix, in cui anche le organizzazioni di volontariato (anche odv ndr) sono chiamate a sviluppare competenze di ideazione, costruzione e co-gestione del nuovo welfare locale, anche in funzione del principio di sussidiarietà (articolo 118 - ultimo comma della Costituzione), nonché dei principi espressi dalla Legge n. 328/2000 (“Legge quadro per la realizzazione del sistema integrato di interventi e servizi sociali”).

Con l’applicazione della legge 266/1991, la legge-quadro sul volontariato, il legislatore ha voluto proprio identificare i soggetti idonei a portare avanti determinate attività a fianco delle Istituzioni dello Stato, anche al fine di meglio regolamentare i rapporti di collaborazione tra le istituzioni pubbliche e il volontariato stesso (attraverso lo strumento delle convenzioni);

 

ZAMPIERI: quindi evidenziando da un lato le caratteristiche dell’attività di volontariato, che deve essere personale spontanea e gratuita, e dall'altro rafforzando in qualche modo i meccanismi di interazione tra volontariato e strutture pubbliche nell'erogazione dei servizi (di prossimità, accompagnamento, vicinanza, promozione, prevenzione, tutela dei diritti).

 

 

REDAZIONE Indiscutibilmente, la crisi economica che attraversiamo sta influendo sull'operato delle associazioni di volontariato. In che modo stanno reagendo le organizzazioni?

 

MENEGUZ: Il contesto di crisi coinvolge anche le organizzazioni di volontariato. In prima battuta perché, questo vale in particolare per le associazioni che operano nel campo del welfare, registrano in questi mesi una impennata di richieste di aiuto, prevalentemente materiale e si pongono a disposizione delle istituzioni in una logica di collaborazione sussidiaria.

In secondo luogo in quanto la crisi sta spingendo gli organismi che hanno il compito di analizzare e verificare l’operato delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale (in primis l’Agenzia delle Entrate, ma anche l’Agenzia per le Onlus) ad inasprire le attività di ispezione e controllo, anche al fine di incrementare la raccolta di risorse da possibili fenomeni di evasione fiscale o utilizzo improprio delle agevolazioni che lo Stato accorda agli organismi senza scopo di lucro. Questo fenomeno, ovviamente condivisibile laddove intercetta comportamenti scorretti che pure ci sono, spinge le organizzazioni di volontariato a sviluppare capacità di buona gestione e trasparenza, anche con l’adozione di strumenti che favoriscano un uso efficace ed efficiente delle risorse. Il fatto che le odv svolgano attività di interesse generale e socialmente rilevanti, infatti, non è più sufficiente a comprovarne la loro funzione “pubblica”. Quindi, si impone al volontariato una decisa svolta relativamente alle modalità di rendicontazione dei propri risultati economici. e, negli ultimi anni sta sviluppando al suo interno una estesa riflessione sulla cosiddetta “rendicontazione sociale”. Non solo perché lo prevede la normativa di settore ma anche perché il volontariato organizzato orienta il proprio agire sulla base di un valore fondamentale che è la fiducia, e la fiducia si basa sulla trasparenza.

Ma tutto questo sembra non bastare più.

 

ZAMPIERI: Si registrano, infatti, in modo molto tangibile, in questi mesi, segnali di preoccupazione provenienti dalle odv bellunesi, rispetto a determinate leggi e a precisi provvedimenti dello Stato, e delle sue articolazioni periferiche e funzionali, che stanno imbrigliando, appesantendo il volontariato della sua caratteristica principale: la spinta ideale e spontaneistica, pur nella consapevolezza che un volontariato che lavora a stretto contatto con utenti e in collegamento con le Istituzioni debba essere attento, formato, consapevole, se vogliamo addirittura professionale. Ma fino a che punto?

Solo sul versante della rendicontazione si va dai rendiconti richiesti dagli Uffici regionali che gestiscono i registri del volontariato, alla rendicontazione delle attività svolte in convenzione con gli enti pubblici; dalla rendicontazione dei contributi ricevuti da fondazioni bancarie o altri enti privati a quella per le raccolte di fondi, per arrivare alla rendicontazione imposta a chi riceve le quote del cinque per mille.

 

MENEGUZ: Si pensi poi alle disposizioni in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro che equiparano il presidente di una associazione a un datore di lavoro; alla legislazione in materia di tutela dei dati personali (privacy); alla imposizione di schemi obbligatori di bilancio; al decreto anti-crisi (ora convertito nella legge 2/2009) che, all’articolo 30, pone sulle organizzazioni di volontariato una spada di Damocle relativamente alla tipologia di entrate ammissibili (pena la perdita della qualifica di Onlus); all’obbligo, sempre in merito al 5 per mille, di autodichiarare caratteristiche dell’associazione di cui le diverse Amministrazioni dello Stato sono già a conoscenza e che potrebbero scambiarsi (come prevede tra l’altro la normativa in materia di Pubblica Amministrazione); alla certificazione obbligatoria in capo alle associazioni che prestano servizi in ambulanza.

Tutto questo si somma alla formazione ordinaria e specifica (a volte obbligatoria per associazioni che operano in settori specifici) che le associazioni organizzano spesso con risorse proprie.

È vero che i Centri di Servizio per il Volontariato nascono appunto a supporto delle associazioni volontaristiche su molti di questi aspetti. Ma le responsabilità in capo ai presidenti e ai singoli volontari sono sempre più consistenti.

 

 

REDAZIONE: Come vedete il rapporto fra le Istituzioni e l’associazionismo: “difficile”, “sanabile”, “recuperabile” o “burocratizzato”?

 

ZAMPIERI: Il Comitato d'Intesa si fa portavoce, nelle sedi istituzionali preposte, affinché le Istituzioni si prodighino per facilitare l'attività di quei cittadini che assumono su di sé, in modo individuale o organizzato, il senso dell’agire civico, sancito anche dalla Costituzione italiana che sollecita (art. 4) tutti i suoi cittadini al dovere di solidarietà.

Un grido preoccupato di allarme in questo senso non può essere taciuto da parte del Comitato d’Intesa che da 32 anni opera a sostegno di chi si trova in condizioni di svantaggio, e si fa al contempo portavoce di 97 organizzazioni di volontariato aderenti, ma non solo.

Sodalizi fatti di persone che mettono a disposizione se stessi, i loro saperi, il loro tempo e le loro energie. Tempo ed energie sempre più obbligatoriamente rivolti al disbrigo di pratiche, e sempre meno a produrre quei beni che costituiscono l'ossatura portante dell'attività del volontariato: il “servizio” e la “relazione”.

 

 

REDAZIONE: La tecnologia: utile strumento per entrare nella nuova era o scoglio invalicabile per i componenti più anziani delle associazioni?

 

MENEGUZ: Decisamente uno strumento che rappresenta per il volontariato una opportunità. Molti dati, aggiornamenti, modelli, strumenti di lavoro sono fruibili attraverso la rete. Lo scambio di informazioni tramite mail, e l’utilizzo di tecnologie per comunicare tramite Internet riducono le distanze, e considerando la conformazione della nostra provincia questo ha indubbi vantaggi.

Il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia di Belluno da qualche anno investe risorse per l’organizzazione di corsi di informatica base e avanzati rivolti alle associazioni operanti nelle diverse vallate del territorio provinciale, e la partecipazione è sempre molto alta.

Certo non possiamo nasconderci che il volontariato bellunese, in media con quello nazionale, vede coinvolti soprattutto cittadini di età matura (il 44,9% nella fascia 46-65 anni) o anziana (il 21,3% nella fascia oltre i 65 anni). [Vedi nota]. Questo può provocare a volte dei problemi in termini di scarsa propensione a fruire delle nuove tecnologia. Ma quello che registriamo è comunque il desiderio del volontariato locale di stare al passo. Faccio l’esempio delle associazioni che operano nel settore del trasporto a chiamata per disabili e anziani che ora si dovranno cimentare con la compilazione di un database online dove inserire i dati relativi al servizio reso alle persone in difficoltà di deambulazione: alla prima, comprensibile, diffidenza, è seguito un atteggiamento di piena adesione.

 

 

REDAZIONE: Un messaggio per tutti gli utenti del sito FELTRE.NET e per tutti i cittadini della nostra Feltre...

 

MENEGUZ: Essere volontari è una scelta personale, spontanea e gratuita. Non si può essere costretti all’impegno volontario. La stessa parola lo dice. Tuttavia donare un po’ del proprio tempo per il raggiungimento di interessi di tipo collettivo è una scelta che gli stessi nostri padri costituenti avevano sancito nella Costituzione italiana all’art. 4 come ha già detto il presidente Zampieri. Il fatto poi di far parte di un’associazione amplifica la voce dei cittadini; dei bisognosi.

Credo di poter testimoniare che Feltre esprime un volontariato vivace, che lavora e sa progettare le proprie attività con spirito innovativo e collaborativo con le altre realtà del territorio, in primis le Istituzioni pubbliche.

Vedo due importanti sfide per il volontariato feltrino: la prima è quella di tenere alto il livello di capitale sociale, inteso come l’insieme costituito dalla cultura, dalla fiducia, dalle norme sociali e dalle reti di relazioni interpersonali che influenzano ogni giorno il comportamento degli individui e costituiscono un fattore per la produzione di benessere; la seconda è quella di saper fare sempre più rete; il volontariato coordinato e coeso è un volontariato che può incidere molto più in profondità. Anche per questo è stato da poco ricostituito il Coordinamento per il Volontariato Feltrino.

 

 

Feltre 22 giugno 2009





Nota: Dati rilevati dalla ricerca “Funzionamento e processi delle odv venete ed esperienza dei volontari nella rilevazione campionaria 2008”, a cura di Renato Frisanco, ricercatore della Fondazione Roma – Terzo Settore, che ha coinvolto 400 presidenti e altrettanti volontari appartenenti a 400 associazioni distribuite nelle province di Belluno, Rovigo, Treviso e Venezia (100 associazioni per ogni provincia) i cui esiti saranno presentati pubblicamente in autunno.

Commenti

L'associazionismo è il termometro che misura la disponibilità delle persone a donare un po' di sè (tempo, energie, competenze ed a volte anche denaro) al prossimo. Io lo conosco molto bene  perchè lo pratico da ben 40 anni, cambiando una decina di associazioni, ma rivolgendomi particolarmente al settore giovanile (calcio) ed alla famiglia (da 3 anni e mezzo alla guida dell'ANFN bellunese). Da circa un mese sto cercando di riunire i responsabili delle associazioni famiglari della provincia per istituire il FORUM PROVINCIALE DELLE ASSOCIAZIONI FAMIGLIARI, ma non trovo degli interlocutori attenti e disponibili a collaborare. Non capisco quali siano le motivazioni di questa indifferenza. E' risaputo che l'unione fà la forza, ora che c'è stato il cambio di guardia in Provincia, abbiamo il dovere morale di farci sentire, allora facciamo un'altro piccolo sforzo, riuniamoci e presentiamoci insieme al nuovo presidente, per illustrrgli la situazione e dimostriamo che siamo disponibili a collaborare per migliorare ciò che si può migliorare. Io ci stò e voi?

in una rete civica non è considerato "cortese" scrivere cose anonime, anche perché non si permette una vera interlocuzione

 

saluti

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