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Palio di Feltre
Feltre città d’arte, di storia e di cultura, è anche la "Città del Palio", e rivive attraverso questa manifestazione lo splendore dei secoli passati, un patrimonio che appartiene a tutta la città e ne distingue l’identità culturale.
Per trovare le origini storiche di questa grande rievocazione, e per capirne i motivi che ha portato Feltre ed i suoi cittadini a quella scelta di notevole influenza storica, torniamo indietro nel tempo all’epoca del tormentato ed instabile periodo medioevale.
La durata del Libero Comune ebbe un arco di tempo assai breve e, dal XIII al XIV secolo, Feltre per la sua posizione di confine ha sempre esercitato un ruolo importante. Fu quindi contesa e ben presto sottoposta ai domini delle varie signorie quali i Caminesi, gli Scaligeri, gli Estensi, i Boemi, i Carraresi e per ultimo i Visconti di Milano.
Nel 1402, dopo la morte di Gian Galeazzo Visconti, i Feltrini si affrancano rimanendo liberi di governarsi.
La Città però stremata da quel lungo periodo instabile di lotte e distruzioni, decise di porsi spontaneamente sotto il buon governo della Serenissima Repubblica di Venezia.
Il 15 giugno 1404, il senato veneto inviò a Feltre il suo ambasciatore, il patrizio Bartolomeo Nani, che, nella maggior piazza di Feltre gremita di gente, ricevette dal delegato cittadino Vittore Muffoni le chiavi della città.
Il diplomatico veneziano, ricevendo la sottomissione di Feltre, giurava tuttavia nella mani del Muffoni che il senato veneto avrebbe sempre rispettato gli statuti feltresi. La folla, dicono gli storici, inneggiò entusiasta a San Marco e alla repubblica lagunare. I festeggiamenti si protrassero in città per alcuni giorni e, come già era accaduto per l’inizio del domino visconteo, la comunità decretò che “ogni anno a venire sia celebrata solennemente la Festa di san Vito che fu il 15 di giugno del 1404, giorno in cui Feltre si diede alla Serenissima, con una solenne processione di tutti gli ordini della città, del clero, delle autorità civili e religiose verso la chiesa maggiore o a quella di Ognissanti, con l’offerta di candele e di solenni oblazioni e che in tal giorno sia posto un premio di quindici ducati d’oro perché si corra coi cavalli”.
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